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Visualizzazione dei post da giugno 24, 2012

Il pensierino della sera

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Un bel bicerin

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IL BICERIN Il Bicerin (letteralmente bicchierino) è una storica bevanda calda e analcolica tipica di Torino, che deriva dalla settecentesca "bavareisa", gustosa bevanda servita in grandi bicchieri tondeggianti, composta da una miscela di caffè, cioccolato e crema di latte dolcificata con sciroppo.
Il rituale del bicerin invece prevedeva che i tre ingredienti fossero serviti separatamente.  Inizialmente erano previste tre varianti: pur e fior (l’odierno cappuccino), pur e barba (caffè e cioccolato), ’n pòc ’d tut (ovvero un po' di tutto), con tutti e tre gli ingredienti miscelati.
È stata quest’ultima formula ad avere più successo e a prevalere sulle altre. Normalmente il tutto veniva accompagnato da altre prelibatezze artigianali torinesi i cosiddetti “bagnati”, di cui esistono ben 14 tipi.
Tra i primi testi che raccontano la storia del Bicerin c'è il testo di Alberto Viriglio, Torino e i Torinesi, la cui prima edizione risale al 1898.
Nel 2001 il Bicerin è stato riconosc…

Il canto del gallo

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Italiano modi di dire

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TIRARE LA CINGHIA Stringere o tirare la cinghia significa sottoporsi a privazioni, in un momento economico particolarmente difficile.  Dover fare dei sacrifici ed essere impossibilitati a spendere denaro. Se andiamo a pensarci bene poi…..in tempi di ristrettezze economiche si finisce spesso per calare anche di peso…..e per questo bisogna stringere o tirare la cinghia (che è sinonimo di cintura). Probabilmente il detto deriva anche dai tempi in cui le monete di denaro erano contenute in borse con lacci (cinghie), stringerle significava non lasciare uscire denaro, risparmiare! Stringere i cordoni della borsa significa infatti tagliare le spese. Es. Quest'anno niente vacanze, ho perso il lavoro e dobbiamo tirare la cinghia!
Stringiamo la cinghia ancora un po' e forse presto potremo permetterci un'auto usata!

Il gianduiotto

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I POST DEL DRAGO
IL GIANDUIOTTO Il gianduiotto o giandujotto (in piemontese giandojòt) è il cioccolatino simbolo della città di Torino e sinonimo di cioccolato in tutta Italia e nel mondo; ha la forma di una barca rovesciata e viene avvolto in carta dorata o argentata. 
È composto da cioccolata gianduia tipica di Torino, ottenuta impastando cacao e zucchero insieme alle famose nocciole tonde gentili delle Langhe, conosciutissime per la loro pregiata qualità.

Il primo gianduiotto fu prodotto dalla nota società dolciaria torinese Caffarel (nello stabilimento situato in Borgo San Donato) e presentato al pubblico nel carnevale del 1865 dalla maschera torinese Gianduja (da cui prende il nome), incarica di distribuire in città la nuova prelibatezza. 

Le sue origini si riallacciano a motivazioni storiche ben precise: a causa del  blocco napoleonico, le quantità di cacao che giungevano in Europa erano ridotte e con prezzi esorbitanti, ma ormai la richiesta di cioccolato continuava ad aumentare. Pe…

Nuovi amici

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Grazie al lavoro su ItaliaBenetti, sto conoscendo un sacco di persone simpatiche, nuovi contatti e progetti interessanti che prenderanno pian piano vita e che credo vi piaceranno molto.
Una delle nostre nuove amiche è la simpaticissima Chiara Avidano dellaAbbeySCHOOL-CiaoItalyuna scuola di lingua italiana di Torino; proprio nel cuore del quartiere "Crocetta", uno dei più eleganti di Torino, a due passi dal Politecnico, all'interno di un palazzo d'inizio Novecento, si trova questa scuola specializzata nell'insegnamento della lingua e cultura italiane a stranieri provenienti da tutte le parti del mondo! 

Sono numerose le attività ricreative e i laboratori enogastronomici che permettono agli studenti di entrare in contatto con i torinesi e di conoscere la ricchezza culturale ed artistica della città e dei dintorni.  I progetti della scuola sono diversi, uno tra i più interessanti è sicuramente quello di una serie di lezioni di conversazione, gratuite, che la scuola met…

Il carpaccio

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CARPACCIO Se vi dico „carpaccio“, cosa vi viene in mente? Sicuramente quel delizioso piatto a base di carne cruda tipico della cucina italiana. Ma sapete da cosa deriva il nome di questa pietanza? Il carpaccio sembra che sia nato a Venezia nel 1950 al ristorante Harry’s Bar; il proprietario inventò questo piatto per una cliente, la contessa Amalia Nani Mocenigo a cui il dottore aveva vietato la carne cotta. Giuseppe Cipriani preparò una composizione di fettine sottilissime di carne cruda disposte a ventaglio su di un piatto e servite con una salsina bianca a base di maionese e senape. Il nome Carpaccio deriva dal famosissimo pittore Veneziano Vittore Carpaccio, noto per l’uso sapiente del colore rosso e bianco, a cui in quei giorni era dedicata a Venezia una mostra. Ma ricordatevi che il carpaccio ha ormai una varietà molto ampia di ricette con cui venir preparato, e che l’ingrediente principale può essere anche il pesce, come nella seguente ricetta a base di polpo: