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Visualizzazione dei post da luglio 27, 2014

CONSONNO LA CITTÀ FANTASMA

QUANDO SI SPENGONO LE LUCI DEL CAROSELLO LA STORIA DI CONSONNO, DA BORGO A CITTA' DEI BALOCCHI




Dopo aver guardato il video ascolta il podcast che ti "legge" e racconta la storia di Consonno!

Listen to "ITALIA ITALIANI E ITALIANERIE" on Spreaker.

Questa è una storia che parla di sogni e visioni, parla della realtà che si scontra con le illusioni, ci narra della capacità umana di distruggere e cambiare la natura e di come questa alla fine abbia mezzi sottili ma potenti per prendersi le sue rivincite. Questa storia narra di un piccolo borgo raso al suolo dalle strabilianti visioni di un uomo e di come il tempo e la sorte abbiano trasformato quello che poteva e sembrava essere un successo in un progetto catastrofale e sinistro. Oggi vi porto a Consonno, un tempo piccolo borgo montano genuino e naturale, per un attimo città dei balocchi, sogno di luci e divertimenti, oggi sinistra città fantasma abbandonata in cui risuonano solo gli echi dei tempi che furono.

"Un paes…

LA DIVINA COMMEDIA DI DANTE INFERNO CANTO XVI

Il canto sedicesimo dell'Inferno di Dante Alighieri si svolge nel terzo girone del settimo cerchio, ove sono puniti i violenti contro Dio, natura e arte; siamo all'alba del 9 aprile 1300 (Sabato Santo), o secondo altri commentatori del 26 marzo 1300.


Dalla nuova schiera di sodomiti che si avvicina si distaccano tre personaggi che, continuando a correre, si dispongono in cerchio ai piedi dell'argine sul quale Dante si è fermato: sono Guido Guerra, Tegghiaio Aldobrandi e Jacopo Rusticucci, celebri esponenti della parte guelfafiorentina intorno alla metà del Duecento, verso i quali Dante mostra grande rispetto e della cui sorte aveva già domandato a Ciacco. Certi di aver incontrato un concittadino, i tre chiedono notizie sullo stato presente di Firenze: Dante risponde loro con una dura invettiva sulla decadenza della città, originata dalla superbia e dall'avarizia dei nuovi ceti dirigenti. Dopo il commiato dai tre fiorentini, Dante e Virgilio riprendono il cammino, giungen…

I giorni perduti.

DINO BUZZATI 
I GIORNI PERDUTI 


Qualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernst Kazirra, 
rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle usciva 
da una porticina secondaria del muro di cinta, e caricava la cassa su di un 
camion. 
Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora lo inseguì in 
auto. E il camion fece una lunga strada, fino all’estrema periferia della città, 
fermandosi sul ciglio di un vallone. Kazirra scese dall’auto e andò a vedere. 
Lo sconosciuto scaricò la cassa dal camion e, fatti pochi passi, la scaraventò nel botro [fossato]; che era ingombro di migliaia e migliaia di altre casse uguali. 
Si avvicinò all’uomo e gli chiese: «Ti ho visto portar fuori quella cassa dal 
mio parco.
Cosa c’era dentro? E cosa sono tutte queste casse?». 
Quello lo guardò e sorrise: «Ne ho ancora sul camion da buttare. Non sai? 
Sono i giorni». 
«Che giorni?» 
«I giorni tuoi.» 
«I miei giorni?» 
«I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li …