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Visualizzazione dei post da luglio 27, 2014

Proverbi italiani!

SCARPA
Non esiste bella scarpa che non diventi una ciabatta=la bellezza svanisce
Ogni bella scarpa prima o poi diventerà uno scarpone malridotto
Il calzolaio non giudichi oltre la scarpa=ognuno faccia il suo mestiere
Di marzo chi non ha scarpe vada scalzo
I parenti sono come le scarpe, più strette ti vanno più male ti fanno=indica quanto pericolosi possono essere i parenti impiccioni e intriganti
Sopra le scarpe nuove, prima o poi ci piove
Contadino (e montanino) scarpe grosse e cervello fino=proverbio usato per indicare che l’apparenza rude e gli scarponi poco eleganti dei montanari e dei campagnoli spesso celano buon senso e furberia
Non giudicare il tuo vicino finché non avrai camminato per due lune nelle sue scarpe
Solo chi ha le scarpe ai piedi sa dov’è che fanno male

Il figlio del ciabattino va in giro con le scarpe rotte
A marzo chi non ha scarpe va scalzo, d'aprile chi ne ha sta bene
Chi ha un paio di scarpe nuove, le mostra volentieri
Non tutti i piedi stanno bene in una scarpa
Piedi p…

LA DIVINA COMMEDIA DI DANTE INFERNO CANTO XVI

Il canto sedicesimo dell'Inferno di Dante Alighieri si svolge nel terzo girone del settimo cerchio, ove sono puniti i violenti contro Dio, natura e arte; siamo all'alba del 9 aprile 1300 (Sabato Santo), o secondo altri commentatori del 26 marzo 1300.


Dalla nuova schiera di sodomiti che si avvicina si distaccano tre personaggi che, continuando a correre, si dispongono in cerchio ai piedi dell'argine sul quale Dante si è fermato: sono Guido Guerra, Tegghiaio Aldobrandi e Jacopo Rusticucci, celebri esponenti della parte guelfafiorentina intorno alla metà del Duecento, verso i quali Dante mostra grande rispetto e della cui sorte aveva già domandato a Ciacco. Certi di aver incontrato un concittadino, i tre chiedono notizie sullo stato presente di Firenze: Dante risponde loro con una dura invettiva sulla decadenza della città, originata dalla superbia e dall'avarizia dei nuovi ceti dirigenti. Dopo il commiato dai tre fiorentini, Dante e Virgilio riprendono il cammino, giungen…

I giorni perduti.

DINO BUZZATI 
I GIORNI PERDUTI 


Qualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernst Kazirra, 
rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle usciva 
da una porticina secondaria del muro di cinta, e caricava la cassa su di un 
camion. 
Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora lo inseguì in 
auto. E il camion fece una lunga strada, fino all’estrema periferia della città, 
fermandosi sul ciglio di un vallone. Kazirra scese dall’auto e andò a vedere. 
Lo sconosciuto scaricò la cassa dal camion e, fatti pochi passi, la scaraventò nel botro [fossato]; che era ingombro di migliaia e migliaia di altre casse uguali. 
Si avvicinò all’uomo e gli chiese: «Ti ho visto portar fuori quella cassa dal 
mio parco.
Cosa c’era dentro? E cosa sono tutte queste casse?». 
Quello lo guardò e sorrise: «Ne ho ancora sul camion da buttare. Non sai? 
Sono i giorni». 
«Che giorni?» 
«I giorni tuoi.» 
«I miei giorni?» 
«I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li …