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Visualizzazione dei post da dicembre 23, 2012

CONSONNO LA CITTÀ FANTASMA

QUANDO SI SPENGONO LE LUCI DEL CAROSELLO LA STORIA DI CONSONNO, DA BORGO A CITTA' DEI BALOCCHI




Questa è una storia che parla di sogni e visioni, parla della realtà che si scontra con le illusioni, ci narra della capacità umana di distruggere e cambiare la natura e di come questa alla fine abbia mezzi sottili ma potenti per prendersi le sue rivincite. Questa storia narra di un piccolo borgo raso al suolo dalle strabilianti visioni di un uomo e di come il tempo e la sorte abbiano trasformato quello che poteva e sembrava essere un successo in un progetto catastrofale e sinistro. Oggi vi porto a Consonno, un tempo piccolo borgo montano genuino e naturale, per un attimo città dei balocchi, sogno di luci e divertimenti, oggi sinistra città fantasma abbandonata in cui risuonano solo gli echi dei tempi che furono.

"Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo e che anche quando non ci sei resta ad aspettarti" (Cesare Pa…

L’ACUTO, IL GRAVE, IL CIRCONFLESSO

GLI ACCENTI
Non ci facciamo gran caso, ma la nostra lingua può disporre di due specie di accenti tònici: l’accento grave, un segnetto che va da sinistra verso destra (`) e indica il suono largo o aperto delle vocali e ed o; l’accento acuto, che va da destra verso sinistra (´), e serve a indicare il suono chiuso o stretto delle stesse vocali. 
Perciò se io scrivo caffè, quell’accento grave sulla vocale è segnala che va pronunciata aperta; se invece scrivo perché vuol dire che la é finale va pronunciata chiusa.
 E allora, scrivendo, abituiamoci a usare i due diversi accenti secondo il suono che dobbiamo dare alla sillaba tonica in vocale e. 
Lo stesso per la o, che in sillaba finale tronca ha quasi sempre il suono aperto: però, amò, falò, ma che nel corpo della parola può a volte avere anche suono chiuso, come in fóro, cólto, cómpito eccetera.
Sulla vocale a, che ha sempre per natura suono aperto, l’accento non creerà problemi: sarà sempre grave, come in città, verrà, papà eccetera.
Le vocali…

ABILE, DISABILE E UNA PARENTESI SULL’EUFEMISMO

Dal verbo latino “habere”, cioè avere, deriva habilis nel significato di maneggevole, adatto. Ecco l’origine del nostro abile, che ricopre una vasta gamma di significati, da “capace” a “provetto”.
Inoltre, -abile è diventato, nella nostra lingua, un diffusissimo suffisso che, unito a verbi della prima coniugazione, dà luogo ad aggettivi che indicano idoneità: mangiabile, trasportabile, stirabile; oppure qualità morale: amabile, stimabile, deprecabile eccetera.
 Nel caso di carrozzabile invece l’aggettivo è formato dal suffisso -abile unito ad un sostantivo: carrozza.
Il contrario di abile è inabile, cioè “incapace”
Quando l’incapacità deriva da limitazioni fisiche abbiamo disabile
C’è chi dice diversamente abile, ritenendo che dis-abile crei una dis-criminazione. E questo secondo l’etimologia, dal tardo latino discriminatio, vorrebbe dire distinzione, separazione, e peggio ancora, esclusione. 
Ma siamo sicuri che l’eufemismo diversamente abile sia più rispettoso che non l’onesto disabil…

A ME MI PIACE...

A ME MI PIACE...SI DICE O NON SI DICE
Nella pubblicità televisiva di un caffè un famoso attore comico si è servito di questo “a me mi piace” pensando di fare una simpatica sgrammaticatura per attirare l’attenzione.
 L’attenzione c’è stata senz’altro; la sgrammaticatura no.
Si tratta semplicemente dell’uso di un elemento sovrabbondante, inutile secondo la logica, ma utilissimo per dare alla frase un’efficacia particolare.
 È insomma la scelta dello stile che giustifica la lieve forzatura grammaticale dell’espressione: il valore rafforzativo di quel mi pleonastico è chiaro.
 Altri esempi: “a me non me la dai a intendere”; “lo so che a te non ti va questa faccenda”, “a voi non vi dirò più niente”.
Ma attenzione: non dimentichiamo che la frase non solo corretta, ma anche preferibile nel novanta per cento dei casi è “a me piace”, e così dicasi per gli altri esempi: “a me non la dai a intendere”, “lo so che a te non va questa faccenda”, “a voi non dirò più niente”.
A me mi, a te ti, a noi ci, a vo…

Concorso italiano a Torino- Il vincitore!

Congratulazioni!
Intanto inizio subito col ringraziare i tantissimi amici che hanno partecipato al concorso (leggete fino in fondo c'è comunque un regalino per tutti)!


DETTO QUESTO ARRIVIAMO AL DUNQUE TANTI....... TANTI.......
TANTI....AUGURI A
AMPARO NAVARRO MARTINEZ

Al vincitore del concorso "Italiano a Torino" VA:

Un corso di lingua italiana di 20 ORE(UNA SETTIMANA).
Il corso si svolgerà in un gruppo e lo studente riceverà il kit didattico della scuola (zainetto, quaderno, biro, cartellina e mappa di Torino a marchio AbbeySchool e anche il materiale didattico costituito da libri  + eventuali materiali integrativi). 
Una visita guidata della città in italiano o inglese con Somewhere.

Il corso si terrà alla AbbeySchool CiaoItaly di Torino, diretta da Chiara Avidano!


AMPARO hai tempo un anno per usufruire del corso, puoi metterti in contatto tu stesso con la scuola e la Signora Chiara, per concordare la data e avere ulteriori infomazioni!



Corso Duca degli Abruzzi, 40 10129 TORINO Tel…