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Visualizzazione dei post da luglio 13, 2014

CONSONNO LA CITTÀ FANTASMA

QUANDO SI SPENGONO LE LUCI DEL CAROSELLO LA STORIA DI CONSONNO, DA BORGO A CITTA' DEI BALOCCHI




Dopo aver guardato il video ascolta il podcast che ti "legge" e racconta la storia di Consonno!

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Questa è una storia che parla di sogni e visioni, parla della realtà che si scontra con le illusioni, ci narra della capacità umana di distruggere e cambiare la natura e di come questa alla fine abbia mezzi sottili ma potenti per prendersi le sue rivincite. Questa storia narra di un piccolo borgo raso al suolo dalle strabilianti visioni di un uomo e di come il tempo e la sorte abbiano trasformato quello che poteva e sembrava essere un successo in un progetto catastrofale e sinistro. Oggi vi porto a Consonno, un tempo piccolo borgo montano genuino e naturale, per un attimo città dei balocchi, sogno di luci e divertimenti, oggi sinistra città fantasma abbandonata in cui risuonano solo gli echi dei tempi che furono.

"Un paes…

Il canto XIV dell'Inferno di Dante

LA DIVINA COMMEDIA DI DANTE
INFERNO
CANTO XIV




Dopo aver ricomposto gli sterpi dell'anonimo suicida, Dante e Virgilio escono dalla selva, e giungono al limitare del terzo girone del settimo cerchio, costituito da un deserto di sabbia arroventato dalla pioggia di fuoco. Qui gli spiriti dei violenti sono divisi in tre schiere: chi giace a terra supino, chi seduto, chi corre sul sabbione senza sosta. Nel primo gruppo, quello dei violenti contro Dio, i due incontrano Capaneo, uno dei sette re greci alla guerra contro Tebe, che continua a mostrare lo stesso comportamento superbo e blasfemo che lo caratterizzò in vita. Costeggiando il deserto, Dante e Virgilio raggiungono un ruscello di sangue, un rivolo del Flegetonte, i cui argini non sono lambiti dalla pioggia infuocata e possono quindi fornire a Dante una via praticabile per attraversare il deserto. Virgilio sfrutta l'occasione per illustrare la geografia dei tre fiumi infernali, l'Acheronte, lo Stige e il Flegetonte, e del Lete…

Niccolò Ammaniti, « Addio all'infanzia »

NiccolòAmmaniti, « Addio all'infanzia »

Tratto da: Massimo e Niccolò Ammaniti, Nel nome del figlio, Milano, 2010, pp. 21-32

Michele entrò in camera di suo fratello Filippo. In mano stringeva un manico di scopa[1] spezzato. Come prima cosa prese a bastonate[2] un po' tutti i mobili della stanza. Poi salì in piedi sulla vecchia poltrona di pelle vicino alla finestra.          « Pippo, Pippo, guarda che ho inventato! » disse.          Filippo stava sdraiato sul letto a leggere per la centesima volta Asterix e i Corsi.          « Che vuoi? »          « Ho fatto un'invenzione nuova. Vieni a vedere. »          Michele inventava di tutto: un frullatore[3] che funzionava da ventilatore, una scatola di scarpe con dentro un kit di sopravvivenza nel caso in cui uno si fosse perso in bagno o nella cucina, una slitta di stracci[4] con cui aveva rotto la vetrata del corridoio e uno spara-batterie fatto con un tubo dell'acqua con cui aveva quasi fatto secca[5] sua sorella Roberta.          M…