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Il principe granchio




Italo Calvino
Torino, Einaudi, 1974Il principe granchio






C'era una volta un pescatore che non riusciva mai a pescare abbastanza da comprare la polenta per la sua famiglia.
Un giorno, tirando le reti, sentì un peso da non poterlo sollevare: tira e tira, era un granchio così grosso che non bastavano due occhi per vederlo tutto.
Il pescatore tornò a casa col granchio in spalla, e disse alla moglie di mettere la pentola al fuoco che lui sarebbe tornato con la polenta.
E andò a portare il granchio al palazzo del re per venderlo.
Il re gli disse: Ma cosa vuoi che me ne faccia di un granchio?
Vai a venderlo a qualcun altro.
Il quel momento entrò la figlia del re che pregò il padre di comprarle quel granchio, per metterlo nella peschiera insieme con i cefali e le orate.
Il re la accontentò. Il pescatore mise il granchio nella peschiera e ricevette una borsa di monete d'oro che bastava a dar polenta per un mese ai suoi figlioli.
La principessa non si stancava mai di guardare quel granchio e non s'allontanava mai dalla peschiera. Aveva imparato tutto di lui, delle sue abitudini, e sapeva anche che da mezzogiorno alle tre spariva, ma non sapeva dove andasse.
Un giorno bussò al palazzo un povero vagabondo e la figlia del re gli buttò dalla finestra una borsa di monete d'oro, ma il vagabondo non fu lesto a prenderla e la borsa cadde in un fosso.
Il vagabondo scese nel fosso per cercarla, si cacciò sott'acqua e si mise a nuotare.
Il fosso comunicava con la peschiera del re attraverso un canale, sotterraneo che finiva chissà dove. Continuando a nuotare il vagabondo si trovò in una bella vasca, in mezzo a, una gran sala tappezzata di tendaggi e con una tavola  imbandita.
L'uomo si nascose dietro i tendaggi.
A mezzogiorno in punto, spuntò fuori dall'acqua una fata seduta sulla schiena di un granchio.
La fata toccò il granchio con la sua bacchetta e, dalla scorza dell'anima
le, uscì fuori un bel giovane. Il giovane si sedette a tavola, la fata batté la bacchetta e nei piatti comparvero le vi- vande. Quando il giovane ebbe mangiato e bevuto, tornò nella scorza del granchio. La fata lo toccò con la bacchetta magica e il granchio la riprese in groppa e scomparvero sott'acqua. Il vagabondo tornò dalla principessa e le raccontò tutto quello che aveva visto.
Adesso so dove va il granchio da mezzogiorno alle tre! - disse la figlia del re.
Domani a mezzogiorno andremo a vedere insieme.
Ed ecco che l'indomani, a mezzogiorno, spuntò fuori la fata in groppa al granchio; la fata batté la bacchetta e il bel giovane uscì per andare a mangiare.
Alla principessa il giovane uscito dal granchio piacque moltissimo e subito se ne innamorò.
Così si infilò dentro la scorza vuota del granchio, senza farsi vedere da nessuno.
Quando il giovane rientrò nella scorza trovò quella bella ragazza e le chiese che cosa ci faceva.
Io voglio liberarti dall'incantesimo, insegnami cosa devo fare disse la figlia del re.
Devi andare su uno scoglio in riva al mare e metterti a suonare e cantare; la fata va matta per la musica e uscirà dal mare per ascoltarti e ti chiederà di suonare ancora.
Tu allora le dovrai chiedere che ti dia quel fiore che lei ha in testa: quando avrai quel fiore in mano, io sarò libero perché quel fiore è la mia vita rispose il giovane.
Il giorno seguente la ragazza si recò in riva al mare e, seduta su uno scoglio, cominciò a suonare il violino.
Dalle onde venne su la fata che chiese alla principessa di suonare ancora.
La giovane disse che in cambio voleva,  il fiore; la fata rispose: - Eccolo! - e lo buttò in mare più lontano che poteva.
La principessa si tuffò in acqua e riuscì ad afferrare il, fiore.
In quel momento sentì una voce che diceva: - M'hai ridato la vita e sarai la mia sposa
.

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