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Da, dà e da'. Grammatica italiana in pillole - Errori comuni.

Da, Dà o Da’💓🇮🇹💓
🔦Dipende!🔦
Sono tre omonimi che nel linguaggio scritto vengono distinti grazie all’uso di un accento e di un apostrofo. Gli omonimi sono parole che hanno la stessa forma ma significati diversi, in virtù della diversa etimologia, cioè una diversa origine.
Da senza alcun altro segno grafico rappresenta la preposizione semplice. Il treno in arrivo da Venezia è in partenza dal binario due.
Vivo a Vicenza da due anni.
Verrò da te questa sera, aspettami! Da’, con apostrofo, è la seconda persona dell’imperativo del verbo dare (troncamento di dai tu)
Da’ una mano a tua madre o vedi cosa ti succede.
Da’ una seconda possibilità a chi ha sbagliato una sola volta! NB. Al posto della forma Da’ col troncamento è corretto usare anche la forma DAI!
L’apostrofo, infatti, ci indica che è caduta, ossia è stata troncata, la vocale finale della parola. Dà, con l’accento grave, è la terza persona dell’indicativo presente del verbo dare.
Se non me la dà lui una mano, chi me la dà?
Quella non t…

Mestieri in bicicletta!


MESTIERI IN BICICLETTA
In principio era la cariola, i tempi….il lavoro…..tutto scorreva lento, a passo umano,  poi venne la bicicletta.
Nel secolo scorso, nel periodo del dopoguerra, un’invenzione tecnologica, che oggi diamo spesso per scontata, rivoluzionò, non solo il modo di muoversi, ma anche di lavorare.

La bicicletta, permetteva a commercianti ambulanti e a molte altre categorie di lavoratori di raggiungere in modo veloce i clienti sparsi nei vari paesi del vicinato, portandosi con se, senza fatica, tutto l’occorrente.



La bicicletta del macellaio era attrezzata con  vari tipi di coltelli, batticarne e tritacarne, utili a scannare i maiali e a ricavarne insaccati.

Il meccanico  arrivava in soccorso degli appiedati, viaggiando carico di colle e di toppe, di ruote e di camere d’aria, e persino di un catino che, riempito d’acqua, serviva per individuare la foratura.

Il burattinaio, che allietava le feste di paese, si portava dietro un teatrino completo di marionette, scenografie e rudimentali giradischi.

L’impagliatore che aggiustava sedie, fiaschi e damigiane doveva sempre stare attento che le corde e i fili di saggina non gli si impigliassero nei raggi.

Il barbiere, faceva „barba e capelli“, soprattutto durante le feste di paese, quando tutti erano vestiti con l’abito buono. Sapone, rasoio, forbici, catino e asciugamano…….l’aria bonacciona e l’orecchio sempre aperto, il barbiere di fiducia era molto di più di un semplice „taglia capelli“!


Il pescivendolo portava anche il peso del “focone”, dove cuocere al volo il suo carico.

Il sarto aveva una miriade di cassetti e cassettini dove conservava bottoni, forbici, aghi, fili e fogli di giornale per realizzare i modelli.




Il calzolaio con la sua bicicletta, occupato a incollare, tagliare e sistemare le scarpe. Non dimentichiamoci che  la miseria del dopoguerra non permetteva di acquistare scarpe comode e alla moda, ma lui era presente ovunque per sistemare quel maledetto chiodino che  forava i piedi o quella suola che non ne voleva sapere di rimanere incollata.
E gli zoccoli?  Com'erano duri e che male che facevano! Ma anche per quelli aveva la soluzione, una limata e via.


L’arrotino, ecco arriva l’arrotino; che sistemava e rimetteva a nuovo con la sua mola, ogni tipo di attrezzo o utensile, zappa, vanga, badile o coltello.
"Donne è arrivato l'arrotino, arrota coltelli, forbici, forbicine.....forbici da seta, coltelli da prosciutto. Donne è arrivato l'arrotino e l'ombrellaio, aggiustiamo gli ombrelli.....l'ombrellaio donne, ripariamo cucine a gas..."



Il bersagliere, utilizzava una bici pieghevole per cricarsela in spalla quando i sentieri di montagna diventavano troppo impervi.

Un pezzo di storia di un’Italia operosa in bicicletta, a cui restano legate non solo le immagini di queste biciclette da museo, ma anche i rumori e i richiami che le accompagnavano.

Gesti antichi accompagnati da ritmi inconfondibili: il secco rintocco del punteruolo del ciabattino sulla tomaia, lo stridore metallico delle lame dell’arrotino, il  tintinnio delle gamelle del lattaio, l’allegro scoppiettare delle caldarroste...il richiamo del commerciante, che  annunciava  il suo arrivo! E siccome spesso la “bottega” era la strada o la piazza, questi suoni erano annunciati e preceduti dal fruscìo di una ruota, dal sibilo di un freno, dal tonfo sordo di un piede e poi dell’altro appoggiati a terra...
Se questo pezzo di storia, di un’Italia lontana e poetica vi interessa, potreste visitare un museo, dedicato proprio ai „Mestieri in bicicletta“ si trova a Fabriano ad Ancona ed è stato „messo in piedi“ da Luciano Pellegrini.
Al seguente link, trovate orari di apertura e tutte le informazioni che possono servirvi:
 http://www.mestieriinbicicletta.it/index.html

E non perdetevi il video, sull'apertura della mostra permanente:

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Sono uscita prima questa mattina, eppure, non ho fatto in tempo! Connettivo
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Preposizioni:Ho pensato di invitarti a pranzo domani.
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Esclamazioni e Interiezioni

GRAMMATICHIAMO LE ESCLAMAZIONI O INTERIEZIONI





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Gli errori più comuni nella lingua italiana. AIUTO COME SI SCRIVE!

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LE PREPOSIZIONI DI LUOGO NELLA LINGUA ITALIANA

Qualche regoletta

Le preposizioni sono delle parti del discorso invariabili, esse mettono in relazione parti diverse della frase (metti la borsa sotto il tavolo; la macchina sta dietro all’angolo ecc.).
Le preposizioni si suddividono comunemente in preposizioni proprie (di, a, da, in, con, su, per, tra, fra), preposizioni improprie (davanti, vicino, dopo, mediante) e locuzioni preposizionali (quali in fondo a, per via di, a causa di). Le preposizioni, come le congiunzioni, gli avverbi e le interiezioni, sono parti del discorso invariabili. La preposizione deve il suo nome al fatto che viene preposta a un elemento lessicale. Le preposizioni di luogo danno informazioni sullo spazio e  sul punto in cui avviene l’azione.











Per indicare il luogo da cui si proviene. DA DOVE VIENI:

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Per indicare il luogo dove si è o si sta andando. DOVE …

TRIPPA, POPPA E LAMPREDOTTO

La nobiltà si sa, un po‘ di puzza sotto il naso ce l’ha!
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Alcune storie narrano che a Napoli le donne dei quartieri popolari scendevano verso il palazzo reale e aspettavano fuori dalle cucine gli scarti della lavorazione degli animali, per poi litigarseli a gran voce; queste donne prendevano l’appellativo di zandraglie perché pur di avere la parte migliore e più cospicua del bottino si picchiavano, accapigliavano e gridavano contro.  Tutt’oggi a Napoli dire ad una donna “sei proprio una zandraglia