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Mettiti i calzini che ti viene un’accidenti!

Qualche giorno fa ho avuto una discussione con un albergatore austriaco; il tema del nostro scambio di idee: i bambini. Dopo avermi informata sulla tendenza attuale (a suo dire) di molti alberghi, a non accettare più bambini piccoli; ha voluto darmi una „chicca“, citandomi uno studio (fatto da chi però non lo sapeva), secondo il quale, i bambini peggiori, secondo i proprietari di alberghi e ristoranti, sarebbero quelli italiani. Se devo essere sincera, non sono rimasta troppo scioccata sul momento, e gli ho detto che non faticavo a credere che ciò fosse vero; gli italiani sanno essere piuttosto „casinisti“, parlano a voce alta e si fanno sicuramente notare per una grande dose di temperamento ed energia, o vogliamo chiamarla felicità di vivere (tutte cose, a mio parere non proprio negative). Il gentil signore invece è convinto che ciò derivi dal fatto che „Gli italiani non hanno regole, i bambini sono terribili e indisciplinati e possono fare tutto ciò che vogliono“. Io mi sono sottra…

I plurali doppi


Plurali doppi

Visto che purtroppo non esiste  una regola generale, l’unica soluzione è prendere in esame i vari casi singolarmente.

· Il braccio --> i bracci / le braccia. Il femminile si usa propriamente per indicare gli arti superiori dell’essere umano, nonché il plurale del braccio unità di misura; il maschile in tutti gli altri significati: i bracci della gru, i bracci A e B di un edificio.
· Il budello --> i budelli / le budella. Il femminile indica le interiora di un animale (o di un essere umano); il maschile invece si usa per ‘passaggi angusti, vicoli stretti’.
· Il calcagno --> i calcagni / le calcagna. Il maschile indica la parte posteriore del piede, il femminile, disusato, si è cristallizzato in alcune espressioni come stare alle calcagna.
· Il cervello --> i cervelli / le cervella. Il primo si utilizza come semplice plurale di cervello, il secondo, come per budella, indica la materia di cui è fatto il cervello, specialmente nell’espressione far saltare le cervella.
· Il ciglio --> i cigli / le ciglia. Il maschile indica l’insieme dei singoli cigli oppure il bordo di una strada ecc.; il femminile si usa per l’insieme delle ciglia degli occhi.
· Il corno --> i corni / le corna. Il primo si impiega per gli strumenti musicali e per ‘le estremità’ di qualcosa (‘i corni della luna’), il femminile invece per le corna degli animali.
· Il cuoio --> i cuoi / le cuoia. Il primo per le ‘pelli conciate’, il secondo per ‘l’insieme della pelle umana’, praticamente solo nella colorita espressione tirare le cuoia ‘morire’.
· Il dito --> i diti / le dita. Il maschile si usa quando si fa riferimento alle singole dita: i diti indici delle sue mani, il femminile quando ci si riferisce al loro insieme.
· Il filo --> i fili / le fila. Il maschile va adoperato nel significato concreto: i fili del telefono ecc., il femminile invece sta per ‘trama di un ordito’ oppure nel senso metaforico di ‘intreccio’: le fila di una congiura ecc. ATTENZIONE! È sbagliato l’uso di fila come plurale di fila ‘serie, successione’, ad esempio nella locuzione, spesso impiegata, *serrare le fila in luogo del corretto serrare le file.
· Il fondamento --> i fondamenti / le fondamenta. Il maschile indica ‘le basi, i principi di una disciplina, di un pensiero’ ecc., il femminile designa solo ‘le strutture su cui poggia un edificio’: le fondamenta della casa.
· Il fuso --> i fusi / le fusa. Il primo indica gli arnesi usati nella filatura, il secondo ‘il ronfare del gatto’ nella locuzione fare le fusa (probabilmente per la similitudine tra il suono prodotto dal gatto e quello del fuso che gira).
· Il grido --> i gridi / le grida. Il maschile per i versi degli animali (‘i gridi dei gabbiani’), il femminile per ‘voci o lamenti emessi dagli umani’.
· Il labbro --> i labbri / le labbra. Il maschile si usa per i bordi di una ferita o per i margini superiori di una fontana o sim., il femminile per le labbra della bocca o di altre parti anatomiche.
· Il lenzuolo --> i lenzuoli / le lenzuola. Il primo designa più lenzuoli presi uno per uno, il secondo la coppia di lenzuola con cui si prepara il letto.
· Il membro --> i membri / le membra. I membri sono coloro che appartengono  a un’associazione, a un gruppo; le membra sono l’insieme delle parti del corpo umano.
· Il muro --> i muri / le mura. Il maschile per i muri  di una casa, o quelli che costeggiano una strada; il femminile per le mura di cinta di una città, oppure per indicare la casa nel suo complesso: stare fra le proprie mura.
· L’osso --> gli ossi / le ossa. Come per i diti, il maschile sta per vari ossi presi separatamente; le ossa indica l’insieme dell’ossatura umana.
· Lo staio --> gli stai / le staia. Il primo indica i singoli recipienti per misurare il peso del grano, il secondo l’unità di misura relativa allo staio.
· L’urlo --> gli urli / le urla. In linea di massima, stessa distinzione che per gridi / grida.

Anche ginocchio ha un doppio plurale, ginocchi / ginocchia, senza alcuna rilevante differenza di significato. Serianni nella già citata Grammatica Italiana ipotizza che tra i due plurali ci possa essere una distinzione simile a diti / dita, con il plurale maschile che designa i ginocchi presi singolarmente e quello femminile nel loro insieme, “tuttavia in troppi casi i due usi si sovrappongono l’uno all’altro”.
 Stesso discorso vale per lo strido --> gli stridi / le strida e il vestigio (usato anche il singolare vestigie, rifatto arbitrariamente sul modello di effigie) --> i vestigi / le vestigia.

Vanno inoltre citati alcuni casi di sostantivi che hanno sia un doppio singolare che un doppio plurale, non per forza con differenza di significato.
· Orecchio / orecchia --> orecchi / orecchie: tutte forme corrette, senza differenze di significato.
· Frutto / frutta --> frutti / frutte: qui le differenze di significato sono molto definite. Il maschile singolare si impiega per il singolo ‘prodotto delle piante derivato dal fiore’ oppure in senso figurato: il frutto delle mie fatiche, e il maschile plurale ne continua tali significati. La frutta designa la categoria alimentare, usato talvolta anche come forma plurale: molte frutta; il corrispondente femminile plurale frutte esiste ma è desueto.

(Notizie tratte dal sito dell'Accademia della Crusca)

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Esclamazioni e Interiezioni

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I nomi composti

Nomi composti sono quei nomi formati dall’unione di due parole.
Il significato del nome composto non è deducibile dai significati delle singole parole che lo compongono.
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Solitamente il plurale dei nomi composti si forma in maniera semplice, cioè come se si trattasse di una parola semplice, ma ci sono molte eccezioni purtroppo che creano non pochi “grattacapi”!
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Gli errori più comuni nella lingua italiana. AIUTO COME SI SCRIVE!

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LE PREPOSIZIONI DI LUOGO NELLA LINGUA ITALIANA

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